ASSEMBLEA SINODALE DECANALE - CITTA' STUDI-LAMBRATE -VENEZIA -
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L'organizzazione dei doposcuola del decanato

Il Doposcuola parrocchiale non è solo un servizio educativo, ma un elemento chiave del welfare generativo, che coinvolge attivamente Parrocchie, scuole, istituzioni e famiglie nella costruzione di una comunità più solidale. Questi ultimi aspetti sono presenti ma non costituiscono spesso la cornice alta per inquadrare le moltissime azioni intraprese dalle Parrocchie per supportare i ragazzi con difficoltà negli studi. Questo Primo Vademecum, che nasce nel corso del 2024/25, come lavoro del  Tavolo Doposcuola dall'ASD, può essere un primo tassello per esplicitare al meglio il contributo delle comunità cristiane al recupero delle persone in difficoltà in un momento importante della loro formazione non solo scolastica ma anche affettiva, sociale e civile.

Le responsabilità 

La struttura organizzativa prevede un vertice parrocchiale (sacerdote), un referente operativo (coordinatore), e due livelli educativi (educatore e volontari/tutor). Le funzioni possono essere più o meno distribuite in base alle risorse e alla complessità del servizio.
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1. Sacerdote vicario (o Parroco)
Ruolo: Responsabile generale dell’iniziativa a livello parrocchiale.
Compiti:
  • Avvia l'iniziativa doposcuola.
  • Nomina il responsabile laico del doposcuola.
  • È garante del progetto nel suo insieme, anche nei rapporti con la comunità e la diocesi.

 
​ 2. Responsabile laico del Doposcuola (o Coordinatore)
Ruolo: Figura operativa centrale, designata dal sacerdote.
Compiti:  
  • Coordina l'attività educativa e organizzativa.
  •  Recluta i volontari adulti.
  •  Gestisce le relazioni con le scuole e le famiglie (in alcuni casi, soprattutto dove non c'è un educatore stabile).
  •  Organizza incontri con volontari, tutor, studenti e genitori.
  •  Redige e firma la documentazione PCTO (come tutor dell'organizzazione).
  •  Verifica l’andamento del progetto, organizza momenti di verifica e valutazione.

​3. Educatore (se presente)
Ruolo: Figura educativa retribuita, non sempre presente o fissa.
Compiti (variabili a seconda della stabilità e competenza):
  • Accoglie i ragazzi e registra le presenze.
  • Segue individualmente i casi problematici.
  • Partecipa agli incontri bimensili con i volontari.
  • (Se le condizioni lo permettono) può:
  • Coordinare tutor e volontari.
  • Offrire formazione.
  • Mantenere rapporti con scuole e famiglie.
  • Seguire studenti con bisogni educativi speciali (DSA, NAI, ecc.).
4. Volontari adulti
Ruolo: Supporto educativo diretto ai ragazzi.
Compiti:
  • Aiutano nei compiti e nel supporto scolastico.
  • Affiancano i tutor (studenti PCTO o universitari).
  • Partecipano agli incontri bimensili per confrontarsi e coordinarsi.
  • Valutano, insieme al responsabile o all’educatore, l’attività degli studenti in PCTO.
5. Studenti tutor (PCTO o universitari)
Ruolo: Tutoraggio educativo individuale o per piccoli gruppi.
Compiti:
  • Svolgono attività di supporto allo studio.
  • Partecipano agli incontri organizzativi e valutativi.
  • Sono valutati tramite schede PCTO compilate dal responsabile del doposcuola.
  • Gli universitari in alcuni casi sono retribuiti 

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Modalità operative verso le famiglie

​Le modalità operative verso le famiglie si articolano in diversi momenti chiave del percorso del Doposcuola. Di seguito una sintesi delle pratiche salienti (che possono essere presenti o non o con modalità specifiche di ogni Doposcuola) di relazione e comunicazione con le famiglie, che rappresentano un elemento fondamentale per il buon funzionamento del servizio:

1. Accoglienza e iscrizione
  • Comunicazione dell'iniziativa: viene effettuata in parrocchia o tramite reti informali. Alcuni doposcuola non promuovono direttamente l’attività nelle scuole, per evitare che venga vista come destinata solo a studenti con difficoltà.
  • Colloqui preliminari: in fase di iscrizione è buona prassi prevedere un incontro con i genitori per spiegare finalità, regole, orari e responsabilità reciproche.
  • Contributo richiesto: viene chiesto un piccolo contributo annuale alle famiglie (indicativamente 30 €), anche a titolo simbolico.

2. Condivisione di responsabilità educative
Ai genitori viene chiesto di firmare un patto educativo o almeno di aderire a regole condivise riguardanti:
  • Presenza e puntualità dei ragazzi.
  • Comportamento e rispetto degli ambienti e delle persone.
  • Comunicazione tempestiva di eventuali assenze.

3. Relazione costante e personalizzata
In caso di difficoltà scolastiche o comportamentali, il responsabile del doposcuola (o l’educatore, se presente) mantiene un contatto diretto con la famiglia per informare, ascoltare e proporre eventuali soluzioni. Per i ragazzi seguiti in modo più strutturato (es. con difficoltà personali, DSA, NAI), è prevista una comunicazione regolare e riservata con i genitori.

4. Coordinamento con la scuola
I contatti con gli insegnanti, quando previsti, vengono avviati dopo l’inizio del percorso, anche per coinvolgere le famiglie nel dialogo scuola-famiglia-doposcuola.

5. Incontri periodici e valorizzazione delle famiglie
Alcuni doposcuola prevedono incontri a metà anno o bimestrali anche con i genitori, per monitorare l’andamento e raccogliere feedback. È fondamentale mantenre il dialogo con famiglie,  qualunque sia la loro condizione sociale o culturale. 
ma fonti di valori non solo per i r valorizzazione di ogni famiglia, 

6. Momenti comunitari e di restituzione
A fine anno viene organizzata una festa di chiusura, con tutti i partecipanti e le famiglie, per celebrare il percorso fatto insieme.
In quell’occasione si restituisce anche una valutazione formativa dell’esperienza, sia ai tutor sia agli studenti seguiti.

7. Rispetto della privacy
Nella totalità dei casi risulta che le informazioni raccolte sui minori e le famiglie sono trattate nel rispetto delle normative vigenti sulla privacy e condivise solo con figure coinvolte nel progetto educativo.

I rapporti con le scuole

1. Comunicazione iniziale (variabile a secondo delle specifiche attività svolte)
  • Alcuni doposcuola scelgono di non informare direttamente le scuole all’inizio, per evitare che vi affluiscano solo studenti con difficoltà segnalati dagli insegnanti.
  • In altri casi, invece, si comunicano giorni, orari e disponibilità alle scuole secondarie di primo grado del territorio, per favorire una collaborazione precoce.

2. Contatti successivi all’avvio
Una volta avviate le attività, il doposcuola instaura relazioni dirette con dirigenti scolastici e insegnanti per:
  • Conoscere le esigenze specifiche dei ragazzi.
  • Ricevere informazioni su rendimento e comportamento.
  • Monitorare l’andamento scolastico (es. dopo le pagelle o a fronte di criticità emerse).

3. Coordinamento sui casi specifici
  • Il contatto con i docenti è particolarmente rilevante per studenti con:
  • Bisogni educativi speciali (DSA, NAI).
  • Difficoltà relazionali o familiari.
  • Questi scambi avvengono nel rispetto della privacy, di norma tramite il coordinatore o l’educatore.

4. Collaborazione per i tutor PCTO
Le scuole superiori sono coinvolte formalmente per l’attivazione dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), con le seguenti modalità:
  • Convenzioni protocollate tra la scuola e la Parrocchia.
  • Progetti formativi personalizzati per ogni studente.
  • Invio di un docente-tutor scolastico.
  • Restituzione finale tramite registro presenze e valutazione a cura del doposcuola (tutor aziendale).

5. Coinvolgimento nella Rete e nei progetti territoriali
  • Alcuni doposcuola fanno parte di reti coordinate da enti locali (es. Municipio 3 di Milano), in cui le scuole partecipano insieme a parrocchie e associazioni.
  • Questo permette una collaborazione anche su progettualità condivise, eventi o richieste di finanziamento.

6. Canali di dialogo continuo
Si privilegia uno scambio costante e informale con i referenti scolastici, che consenta:
  • Feedback rapidi.
  • Condivisione di successi o difficoltà.
  • Interventi tempestivi.

I rapporti con le ragazze e i ragazzi 

1. Accoglienza e ambientamento
  • È sottolineata l’importanza di creare un ambiente sereno, accogliente e non scolastico.
  • Il momento dell’accoglienza è gestito da volontari o educatori, con attenzione alla relazione individuale.
  • I ragazzi non devono sentirsi giudicati, ma accolti nel loro percorso personale.

2. Personalizzazione dell’intervento
Adattare l'aiuto allo studio ai bisogni specifici:
  • Base: supporto nei compiti e nello studio.
  • Personalizzato: per situazioni più complesse (possibile coinvolgimento di specialisti).
  • Formativo di gruppo: attività progettuali trasversali, socializzanti e orientative.
È importante non creare etichette (es. “quelli che hanno difficoltà”), ma trattare tutti come partecipanti attivi.

3. Valorizzazione delle relazioni interpersonali
  • Il doposcuola è anche uno spazio di socialità e costruzione di legami: lo studio è accompagnato da relazioni significative con i volontari, i tutor e tra pari.
  • La presenza dei tutor PCTO e degli universitari permette di instaurare un rapporto di “fratellanza maggiore”, più vicino e informale, ma sempre educativo.

4. Ascolto e accompagnamento
  • I volontari e il coordinatore mantengono un atteggiamento di ascolto attivo e propositivo.
  • In caso di comportamenti problematici o situazioni personali complesse, si interviene con discrezione, coinvolgendo eventualmente le famiglie o specialisti.

5. Coinvolgimento attivo
  • I ragazzi sono coinvolti non solo come destinatari, ma anche come protagonisti:
  • Si cerca di responsabilizzarli nelle attività.
  • Sono invitati a collaborare, proporre, partecipare.
  • In alcuni contesti è prevista anche una valutazione condivisa del percorso a fine anno.

6. Regole condivise e contesto protetto
  • Fin dall’inizio, vengono presentate regole di comportamento chiare (rispetto, ascolto, puntualità).
  • L’ambiente è pensato come uno spazio protetto: non solo “compiti”, ma anche benessere emotivo e crescita personale.

7. Momenti informali e di festa
  • Il doposcuola prevede anche momenti di socializzazione, piccole feste, giochi, oltre allo studio.
  • Ad esempio, la festa dinale di fine scuola è un’occasione per celebrare il cammino fatto, rafforzare l’identità di gruppo e riconoscere l’impegno di ciascuno.

Le fonti di finanziamento dei doposcuola

​1. Contributo delle famiglie
  • È previsto un piccolo contributo economico da parte delle famiglie degli studenti iscritti, generalmente indicato in 30 € annui.
  • Questo contributo è simbolico e inclusivo, pensato per coprire piccole spese e valorizzare la partecipazione senza creare barriere economiche.

2. Bandi pubblici e privati
  • Le parrocchie sono invitate a partecipare a bandi promossi da:
  • Enti pubblici (es. Comune di Milano, Municipio 3).
  • Fondazioni.
  • Banche.
  • Società benefit e altre realtà filantropiche.
  • Si suggerisce anche di consorziarsi tra più parrocchie, per aumentare le possibilità di ottenere finanziamenti e presentare progetti più strutturati.

3. Donazioni e sponsorizzazioni
Si incoraggia l’attivazione della comunità parrocchiale, di aziende locali e privati cittadini sensibili al tema educativo per:
  • Offrire donazioni in denaro.
  • Sponsorizzare progetti.
  • Fornire materiali didattici, strumenti digitali, gadget.

4. Rapporti con istituzioni locali
Una fonte indiretta ma importante è rappresentata dal supporto istituzionale:
  • Collaborazione con il Municipio 3 (referenti citati: R. Barbanti, C. Di Filippo, C. Polo).
  • Inserimento nelle reti territoriali di doposcuola.
  • Partecipazione a progetti condivisi (es. Progetto 8002 – S. Michelazzi).
  • Queste collaborazioni possono portare a sovvenzioni pubbliche o supporto logistico (spazi, materiali, formazione).

5. Fondi interni alla parrocchia
Sebbene non esplicitato direttamente, si può ragionevolmente includere anche il possibile uso di fondi parrocchiali ordinari o straordinari, specie per coprire spese iniziali o urgenti (riscaldamento, pulizia, assicurazioni).
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